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	<title>cu_i comunicazione umanistica integrata &#124; produzione ideazione eventi culturali pescara  &ndash;  Occidente</title>
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		<title>il Sapere esoterico dei Rosacroce</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 22:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[Marco Tornar, in Vario, n. 70, ottobre-novembre 2009, p. 86] A chi desidera leggere qualcosa di autentico e valido, anche l&#8217;opera di un&#8217;esordiente, purché alla profondità e allo scrupolo della ricerca si associ una consapevolezza stilistica, consigliamo senz&#8217;altro il saggio di Zaira Fusco “Il sapere esoterico dei Rosacroce” (Om Edizioni, pp. 231, euro 20). Un&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">[<a title="link a Libero Libro - Claire Clairmont di Marco Tornar" href="https://issuu.com/vario/docs/vario_70" target="_blank">Marco Tornar, in Vario, n. 70, ottobre-novembre 2009, p. 86</a>]</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="  wp-image-985 alignleft" src="http://www.cuicomunicazione.com/web/wp-content/uploads/2015/04/sapere-esoterico-rosacroce-zaira-fusco.jpg" alt="" width="315" height="447" /></p>
<p style="text-align: justify;">A chi desidera leggere qualcosa di autentico e valido, anche l&#8217;opera di un&#8217;esordiente, purché alla profondità e allo scrupolo della ricerca si associ una consapevolezza stilistica, consigliamo senz&#8217;altro il saggio di Zaira Fusco “Il sapere esoterico dei Rosacroce” (Om Edizioni, pp. 231, euro 20). Un tema altamente sensibile, è il caso di dire – e non soltanto perché la celebre confraternita fece dell&#8217;invisibilità, dell&#8217;imprendibilità, il proprio statuto. Studiosi contemporanei quali Paul Arnold e Frances A. Yeates hanno definitivamente enucleato il valore di questa enigmatica entità storica, sgombrando il campo da numerosi pregiudizi dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte – quella di chi arrivava al punto di dichiararsene affiliato, e quella di chi cercava di liquidarla col più sbrigativo dileggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose tutto sembrerebbe risolto. E invece no. Lo si voglia o meno, la Rosacroce è tuttora una stella buia, un buco nero anche quando ci si affida ad aperte e democratiche sistemazioni esegetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">“Essi restarono effettivamente invisibili, di là dal mito che li prese a soggetto”, è la deduzione tutt&#8217;altro che lapalissiana di un autore italiano di cui preferiamo tacere il nome. Ogni segreto crea tensione – si immagini allora quale scatenamento, quale maelstrom dell&#8217;esperienza conoscitiva spalanchino la letteratura esoterica e quell&#8217;ermetismo da cui il rosacrocianesimo fu influenzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Con raffinata competenza e munita del raro dono della levità Zaira Fusco ha saputo affrontare un patrimonio culturale sterminato e incandescente, per delineare un fascinoso viaggio, com&#8217;è ben detto nella quarta, dentro un passato che irrora inaspettatamente il nostro stesso contemporaneo. Chi erano Christian Rosenkreutz, Johann Valentin Andreae? Le bellissime pagine iniziali dedicate ai simboli della rosa e della croce, alle connessioni tra Oriente e Occidente, alla medievale vibrazione tra natura e Cristo, e dove spicca l&#8217;incanto dell&#8217;unicorno, davvero fungono da “scrigno dove il mito continua a vivere”, come la Fusco scrive riguardo alla rilettura di testi classici e arabi nel corso dell&#8217;evoluzione filosofica e scientifica. Dunque la pista seguita è a tutti gli effetti moderna, oggettiva, saldamente legata ai criteri della verifica e del riscontro? Guenon, “metafisico” autore novecentesco, che moderno proprio non lo è, legittima il viaggio dell&#8217;autrice almeno tanto quanto i più consolidati e razionali Yeates e Arnold. La peculiarità della Fusco è in questo delicato compito di bilanciare i rapporti, di alchimizzare, di muoversi con intelligenza tra fonti spirituali e mondane – a tutto vantaggio di una piena fruibilità e scorrevolezza testuale. Non è poco non incorrere nell&#8217;errore critico in cui sono caduti tanti ostinati nello scambiare gli Invisibili per un bersaglio. Ma perché? La stessa solidarietà non è forse di marca rosacrociana?</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo togliere al lettore il piacere di scoprire da solo chi fossero il seicentesco scrittore Andreae e il suo personaggio, o meglio il suo fantasma immortale, Rosenkreutz. Il che non impedisce la constatazione che il cuore del libro, i capitoli affidati alla ricomposizione degli accadimenti seguiti alla pubblicazione, tra il 1614 e il 1616, dei tre testi anonimi di Kassel e Strasburgo, e all&#8217;apparizione dei misteriosi volantini nelle strade di Parigi, sette anni dopo – così come le puntuali analisi della Monade geroglifica e di una figura strategica come l&#8217;elettore palatino Federico V – siano di mirabile fattura. A ciascuna delle sette giornate delle “Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”, l&#8217;anonimo romanzo di Strasburgo, la Fusco assegna una parafrasi preziosa per quanti intendano accostarsi ai prodigi dell&#8217;alchimia letteraria, considerando anche che il testo-chiave della Yeates, “L&#8217;illuminismo dei Rosacroce”, citato più volte dall&#8217;autrice pescarese, da anni è irreperibile in traduzione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i vari meriti del libro, a suffragare una possibile plasticità esoterica, le pagine sull&#8217;Hortus palatinus e soprattutto sulla Porta Magica di Roma, che basta solo andare a vedere per convenire quantomeno che la Quarta Monarchia rosacrociana non avrebbe permesso un degrado simile – e tuttavia: “Il nostro figlio morto vive, torna Re dal fuoco e gode delle occulte nozze”, ne traduce la Fusco l&#8217;ultima delle iscrizioni iniziatiche. E tra noi ci sono “figli regali”, discendenze di siffatte nozze? Personalmente riteniamo che proporre a tanti bravi intellettuali nostrani un ripensamento sul Libero Arbitrio equivarrebbe a impedire al cliente di un supermercato di approfittare delle offerte sui generi alimentari. Non per ciò sono meno convincenti i capitoli finali sulla relazione con l&#8217;arte contemporanea, anzi sono l&#8217;esito naturale, il canto del cigno – e del serpentario, chi leggerà capirà – di quella levità di tratto – non leggerezza – propria della vivace penna della Fusco. L&#8217;idea di libertà evocata dall&#8217;autrice è jaspersiana, ha spessore teologico: “La lotta tra scienza e fede da sempre in atto si risolve nel superamento del dogmatismo religioso contingente e nell&#8217;affermazione di una libertà dell&#8217;uomo connaturata al suo essere nel mondo. L&#8217;uomo sceglie la sua direzione e si avvale della sua possibilità di comunicazione. Proprio a causa della natura umana è innata la sua vocazione alla ricerca del Dio che gli assomiglia poiché l&#8217;ha creato”. L&#8217;intero “Sapere esoterico dei Rosacroce” è corredato da una splendida iconografia curata anch&#8217;essa dalla Fusco. Si possono ammirare arcani emblemi e simboli di difficile reperibilità – un sapiente contrappunto all&#8217;invisibile – specie in chiusura con le suggestive riproduzioni di rare opere fin de siecle. Auratiche. Il Novecento avrebbe potuto avere tutt&#8217;altro destino.</p>
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