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	<title>cu_i comunicazione umanistica integrata &#124; produzione ideazione eventi culturali pescara  &ndash;  cultura</title>
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		<title>il 2021 inizierà all&#8217;insegna di novità che saremo felici di annunciarvi. Tanti Auguri da cu_i</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 17:17:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per noi l’incontro è fondamentale, perché da scambio, apertura e curiosità, cogliamo stimoli che quasi sempre si trasformano in veri e propri output comunicativi, che sorprendono i nostri interlocutori e danno risultati, inoltre ci fanno sentire bene perché rappresentano la possibilità di esteriorizzare, comprendere, eliminare il superfluo, nella vita come nei supporti che creiamo. In&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per noi l’incontro è fondamentale, perché da scambio, apertura e curiosità, cogliamo stimoli che quasi sempre si trasformano in veri e propri output comunicativi, che sorprendono i nostri interlocutori e danno risultati, inoltre ci fanno sentire bene perché rappresentano la possibilità di esteriorizzare, comprendere, eliminare il superfluo, nella vita come nei supporti che creiamo.</p>
<p>In questi lunghi mesi del 2020, che iniziava promettente quanto a nuovi incarichi lavorativi e nuove strade da percorrere, diverse delle quali si sono interrotte per cause di forza maggiore, non abbiamo smesso di ricercare per aprire prospettive di lavoro a cui abbiamo creduto fermamente e che in realtà poggiano le loro radici in precedenti lavorativi che risalgono a due o tre anni fa. I punti di vista si sono allargati, abbiamo imparato a cambiare velocemente prospettiva e a mettere in conto di dover riprogrammare sempre più velocemente. Questo impegno comporta la difficoltà di chiedere ai nostri committenti o interlocutori di cambiare prospettiva velocemente tutti insieme e di trovare un modo di sincronizzare intenti e azioni in modo sempre più costruttivo e sinergico. Nulla di scontato.</p>
<p>Lavorare con contenuti immateriali, prima, durante e dopo la &#8220;pandemia&#8221;, in fondo, mantiene sempre quel livello di impegno, costanza, disciplina, che non è visibile, ma che è il <em>catalizzatore</em> necessario per mettere in atto processi che non si vedono, finché il risultato non sia manifesto. Quindi, l&#8217;assioma &#8216;a rimetterci è sempre la cultura&#8217;, lo conosciamo bene, e nella nostra società, quella in cui abbiamo sempre vissuto e da cui stiamo scrivendo, è stata purtroppo sempre una condizione aprioristica. É<b> </b>molto più semplice e immediato lavorare in altri ambiti dove il contenuto e la forma sono sempre e comunque manifesti. In ambito culturale, molto di cui non si vede, è fatto di Relazione Umana, di lucidità e perseveranza, di Ricerca e di Investimenti: un pacchetto che decanta e prende forma nell&#8217;attesa di ripagare costi anticipati e sostenuti. Non vogliamo dire che la cultura non generi economia, la genera e come!.. ma in un sistema che la riconosce come bene primario, bene di cui non privarsi proprio nei momenti di necessità. Se così fosse, la Ricchezza sarebbe equamente distribuita.</p>
<p>Ebbene, in questo momento in cui, ancora una volta, la cultura è stata lasciata indietro, e gli stessi operatori culturali sono chiamati a ideare e a reinventare delle modalità che poi, fanno comodo anche a chi di cultura non si occupa, siamo riusciti a concretizzare una parte di quelle ricerche, scambi e dialoghi che hanno caratterizzato questi ultimi mesi e anni. Quindi da cu_i nasce una nuova formazione, allargata, che mette insieme clienti e professionisti che abbiamo incontrato in questi ultimi anni e che vedrà coinvolti nei futuri progetti&#8230; noi non ci fermiamo, e il 2021 inizierà all&#8217;insegna di novità che saremo felici di annunciarvi.</p>
<p>In attesa del fiorire del nuovo anno, vi auguriamo momenti di serenità, lontani dai media e da tutte quelle notizie e da quel modo poco rispettoso di comunicare che non ci vogliono forti e orgogliosi del vivere una vita Umana; momenti in cui dedicarci a sbarazzarci di tutto ciò non ci fa bene, in cui iniziare a riguardare i nostri spazi con quegli occhi che <em>semplificano</em> per gustare a pieno il sapore della Vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Edgar Morin: un umanesimo rigenerato</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 20:58:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riportiamo un messaggio scritto da Edgar Morin a Riccardo Mazzeo, suo traduttore per l&#8217;Italia, e da questi pubblicato nella nostra lingua per doppiozero.com il 1/ aprile 2020 Una riflessione di chi, da sempre, illumina la riflessione contemporanea rispetto ai temi della complessità, della visione sistemica, della pedagogia, delle relazioni tra uomini. Il filosofo osserva la contingenza attuale come&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riportiamo un messaggio scritto da Edgar Morin a Riccardo Mazzeo, suo traduttore per l&#8217;Italia, e da questi pubblicato nella nostra lingua per <a href="http://doppiozero.com">doppiozero.com</a> il 1/ aprile 2020</p>
<p style="text-align: justify;">Una riflessione di chi, da sempre, illumina la riflessione contemporanea rispetto ai temi della complessità, della visione sistemica, della pedagogia, delle relazioni tra uomini. Il filosofo osserva la contingenza attuale come un modello istruttivo, nella sua straordinarietà e nella forzata semplificazione a cui sottomette gli scenari globali, facendo emergere nitidamente confini e interconnessioni tra noi, l&#8217;altro, il pianeta. In calce al testo, riportiamo una intervista fatta a Morin , coerente con la riflessione in oggetto, direttamente dalla viva voce del filosofo.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 0.8em; font-weight: bold;"><em>Fonte: <a href="https://www.doppiozero.com/materiali/un-umanesimo-rigenerato" target="_blank">www.doppiozero.com</a><br />
</em><em>Traduzione: Riccardo Mazzeo</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;esplosione del Coronavirus siamo assoggettati a un isolamento fisico ma disponiamo di mezzi di comunicazione in parole (telefono), immagini (i video su Whatsapp e sui social, Skype), testi (email) e disponiamo di radio e TV che ci mettono in comunicazione con gli altri e con il mondo; allo stadio attuale, in risposta alla segregazione, ci siamo aperti e siamo diventati più attenti e solidali gli uni con gli altri. La vita di coppia o di famiglia migliora, a parte le coppie infernali. Sono i solitari senza telefono né televisore, e soprattutto i non confinati, vale a dire i senzatetto, a essere le vittime assolute dell&#8217;isolamento, tanto più che sono dimenticati dal potere e dai media.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto mi riguarda, pur subendo l&#8217;isolamento fisico, mi sono sentito proiettato psichicamente in una comunicazione e una comunione permanenti. Non solo attraverso gli scambi sms, email, telefoni e videochiamate con le mie figlie, i miei familiari, le persone che amo, i miei amici, ma anche attraverso informazioni che non solo ricevo dalla TV ma che continuo a ricercare in numerosi documenti su internet, ovviamente medici ma anche riguardanti tutti gli aspetti della crisi. Mi sono sentito intensamente partecipe, non foss&#8217;altro che per lo stesso isolamento, al destino nazionale e al cataclisma planetario. Mi sono sentito più che mai proiettato nell&#8217;avventura incerta e sconosciuta della nostra specie. Ho sentito più forte che mai la comunità di destino di tutta l&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente siamo di fronte a una tripla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi biologica di una pandemia che minaccia indistintamente le nostre vite e supera le capacità ospedaliere, soprattutto là dove le politiche neoliberiste non hanno mai smesso di ridurle.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica, nata dalle misure di restrizione assunte contro la pandemia che rallentano o arrestano le attività produttive, di lavoro, di trasporto, non potrà che aggravarsi se l&#8217;isolamento diventasse durevole.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi di civiltà: passiamo bruscamente da una civiltà della mobilità a un obbligo di immobilità. Vivevamo principalmente all&#8217;esterno, al lavoro, al ristorante, al cinema, agli incontri, alle feste, ed eccoci costretti alla sedentarietà e all&#8217;intimità. Consumavamo sotto l&#8217;influenza del consumismo, cioè la dipendenza da prodotti di qualità mediocre e virtù illusorie, l&#8217;incitamento all&#8217;apparentemente nuovo, alla ricerca del più invece che del meglio. L&#8217;isolamento potrebbe costituire un&#8217;opportunità di disintossicazione mentale e fisica che ci permetterebbe di selezionare ciò che è importante e rifiutare ciò che è frivolo, superfluo, illusorio. Ciò che importa è naturalmente l&#8217;amore, l&#8217;amicizia, la solidarietà, la fraternità, la fioritura dell&#8217;Io in un Noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto questo profilo l&#8217;isolamento potrebbe suscitare una crisi esistenziale salutare in cui rifletteremmo sul senso delle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste crisi sono interdipendenti e si alimentano a vicenda. Più si aggrava una, più questa aggrava le altre. Se una diminuisce, essa diminuirà le altre. Così, finché l&#8217;epidemia non regredirà, le restrizioni saranno sempre più forti e l&#8217;isolamento sarà vissuto sempre di più come un impedimento (di lavorare, di fare sport, di andare alle riunioni e agli spettacoli, di curarsi la sciatica o i denti ecc.).</p>
<p>Più profondamente, questa crisi è antropologica: ci rivela il lato debole e vulnerabile della formidabile potenza umana, ci rivela al tempo stesso che l&#8217;unificazione tecnoeconomica del globo ha creato non solo un&#8217;interdipendenza generalizzata, ma anche una comunità di destino senza solidarietà. Questa crisi molteplice dovrebbe suscitare una crisi del pensiero politico e del pensiero in senso stretto. L&#8217;economia che fagocita la politica, l&#8217;ideologia neoliberista che fagocita gli aspetti economici, l&#8217;intelligenza del calcolo che fagocita l&#8217;intelligenza riflessiva, tutto ciò impedisce di concepire gli imperativi complessi che si impongono: combinare la mondializzazione (per tutto ciò che è cooperativo) e la demondializzazione (per salvare i territori desertificati, le autonomie di sussistenza e sanitarie delle nazioni); combinare sviluppo (che comporta quello, positivo, dell&#8217;individualismo) e coesione (che è solidarietà e comunità); combinare crescita e decrescita (determinando quel che deve crescere e quel che deve decrescere). La crescita porta in sé la vitalità economica, la decrescita porta in sé la salvezza ecologica e il disinquinamento generalizzato. L&#8217;associazione di ciò che sembra contraddittorio è qui logicamente necessaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta siamo in guerra contro un nemico esterno, ma questo nemico è spalleggiato da un nemico interno dell&#8217;homo sapiens/demens, che lo rende incessantemente cieco o delirante. Non vedo come si potrebbe esortare gli spiriti e le intelligenze ad affrontare la complessità dell&#8217;umano, della vita, della società, del mondo, senza una riforma dell&#8217;educazione e della formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo, abbiamo bisogno di un umanesimo rinvigorito e rigenerato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;umanesimo ha assunto due volti antinomici in Europa. Il primo è quello della quasi divinizzazione dell&#8217;umano, destinato a padroneggiare la natura. L&#8217;altro umanesimo è stato formulato da Montaigne in una frase: “Riconosco in ogni uomo un mio compatriota”. Bisogna abbandonare il primo e rigenerare il secondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la definizione dell&#8217;umano non può limitarsi all&#8217;idea di individuo. L&#8217;umano si definisce con tre termini altrettanto inseparabili l&#8217;uno dall&#8217;altro di quelli della trinità: l&#8217;umano è al tempo stesso un individuo, una parte, un momento della specie umana, e una parte, un momento di una società. È al tempo stesso individuale, biologico, sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;umanesimo non potrebbe ormai ignorare il nostro legame ombelicale con la vita e il nostro legame ombelicale con l&#8217;universo. Non potrebbe dimenticare che la natura è in noi così come noi siamo nella natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fondamento intellettuale dell&#8217;umanesimo rigenerato è la ragione sensibile e complessa. Non bisogna seguire soltanto l&#8217;assioma “Non c&#8217;è ragione senza passione, non c&#8217;è passione senza ragione”, ma la nostra ragione deve sempre essere sensibile a tutto ciò che riguarda gli esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;umanesimo rigenerato si abbevera coscientemente alle fonti dell&#8217;etica, presenti in tutte le società umane, che sono la solidarietà e la responsabilità. La solidarietà suscita la responsabilità e la responsabilità suscita la solidarietà. Queste fonti restano presenti, ma in parte prosciugate e inaridite nella nostra civiltà per effetto dell&#8217;individualismo, della dominazione del profitto, della burocratizzazione generalizzata. L&#8217;umanesimo deve mostrare la necessità di rivitalizzare la solidarietà e la responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;umanesimo rigenerato è essenzialmente un umanesimo planetario. L&#8217;umanesimo di prima ignorava l&#8217;interdipendenza concreta fra tutti gli umani divenuta comunità di destino, creata dalla mondializzazione e che questa accresce continuamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché l&#8217;umanità è minacciata da pericoli mortali (moltiplicazione delle armi nucleari, esplosione di fanatismi e moltiplicazione di guerre civili internazionalizzate, deterioramento accelerato della biosfera, crisi e deregolamentazioni di un&#8217;economia dominata da una speculazione finanziaria scatenata), a cui si aggiunge ormai la pandemia virale che aumenta questi pericoli, la vita della specie umana e, inseparabilmente, quella della biosfera, diviene una priorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Affinché l&#8217;umanità possa sopravvivere, essa deve effettuare una metamorfosi. Jaspers aveva detto poco tempo dopo la Seconda guerra mondiale: “Se l&#8217;umanità vuole continuare a vivere, deve cambiare”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;umanesimo, a mio avviso, non è soltanto la coscienza della solidarietà umana, ma anche il sentimento di trovarsi all&#8217;interno di un&#8217;avventura sconosciuta e incredibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa avventura sconosciuta ciascuno fa parte di un grande essere costituito da sette miliardi di umani, come una cellula fa parte di un corpo fra centinaia di miliardi di altre cellule.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuno partecipa a questo infinito, a questa incompiutezza, a questa realtà così profondamente intessuta di sogno, a questo essere fatto di dolore, di gioia e di incertezza che è in noi così come noi siamo in lui&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuno di noi fa parte di questa avventura inaudita, all&#8217;interno dell&#8217;avventura a sua volta stupefacente dell&#8217;universo. Reca in sé la sua ignoranza, il suo inesplorato, il suo mistero, la sua follia nella sua ragione, la sua incoscienza nella sua coscienza, e ciascuno porta in sé l&#8217;ignoranza, l&#8217;inesplorato, il mistero, la follia, la ragione dell&#8217;avventura più che mai incerta, più che mai terrificante, più che mai esaltante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Edgar Morin</strong></p>
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<p style="text-align: left;"><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Ffronteirasweb%2Fvideos%2F2977837498895177%2F&amp;show_text=0&amp;width=560" width="560" height="315" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<th style="text-align: right;">Comprendere la contemporaneità, secondo Morin, è capire che la diversità è la manifestazione dell&#8217;unità. La cultura, un concetto universale. Tuttavia, non esiste cultura come l&#8217;altra. La lingua, un concetto universale. Tuttavia, le lingue sono diverse nelle loro manifestazioni. Quando comprendiamo questa relazione, dice il pensatore, smettiamo di voler omogeneizzare le forme e siamo in grado di relazionarci come umanità.</th>
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