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	<title>cu_i comunicazione umanistica integrata &#124; produzione ideazione eventi culturali pescara  &ndash;  recensioni</title>
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		<title>Il primo mare che ho attraversato è l&#8217;abisso che ognuno ha dentro di sé. Intervista a Fabrizio Mocata, pianista del tango in corsa per il Premio Gardel.</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 22:24:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo avuto l'occasione di parlare un pò con il Maestro Fabrizio Mocata, pianista siciliano di fama internazionale e di adozione argentina e uruguaiana, attualmente in corsa ai Premi Carlos Grardel con ben tre candidature in due categorie.]]></description>
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<p>Abbiamo avuto l&#8217;occasione di parlare un pò con il Maestro Fabrizio Mocata, pianista siciliano di fama internazionale e di adozione argentina e uruguaiana, attualmente in corsa ai <em>Premi Carlos Grardel</em> con ben tre candidature in due categorie. Siamo inoltre coinvolti già da un pò nelle sue <em><a href="http://www.centroavalon.it/lezioni-a-casa-con-fabrizio-mocata-musicalita-nel-tango-per-ballerini-e-musicisti-15-22-29-giugno-2020/" target="_blank">Lezioni di musicalità nel tango per ballerini e musicisti</a></em>, per ora su piattaforma zoom, e abbiamo avuto modo di apprezzare la sua competenza, il suo talento, e quanto profonda sia la connessione tra la sua quotidianità e il tango. É stata una grande occasione, al di là dei concerti live che speriamo non tardino ad arrivare, per conoscerlo più da vicino.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; Cosa trovi di diverso nel modo di vivere &#8220;il tango&#8221; quando arrivi in Argentina?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Quando vai in Argentina o in Uruguay, vedi come il tango è connesso con la stessa struttura urbana della città. Sembra come esserne parte profonda. Il modo di vivere delle persone e le interazioni sociali esprimono un tessuto sociale che ha fornito le radici per far germogliare questa musica. Fortissima la componente italiana, nelle abitudini e nelle tradizioni che ancora oggi restano legate. In certi caffé del centro di Buenos Aires sembra che il tempo si sia fermato al primo &#8216;900, mentre la gigantesca evoluzione metropolitana segna un ritmo moderno e frenetico che diventa l&#8217;humus per il tango di oggi e di domani. Il tango, sebbene per molti sembra sia cristallizzato tra gli anni &#8217;30 e &#8217;50, in realtà si percepisce come cosa viva e pulsante, bagaglio di ricordi e materiale in continua evoluzione. Reputo sia fondamentale conoscere i luoghi del tango, come, ad esempio, dobbiamo visitare e conoscere Firenze per capire il Rinascimento.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; Quali sono gli aspetti che ti gratificano nel condividere la tua musica con i fruitori della milonga?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Per quanto mi riguarda, è la possibilità di poter fare la mia proposta artistica cercando di proporre stimoli nuovi a chi sta ballando. Non mi piace copiare versioni classiche perché comunque sono legate ad una estetica e a uno stile fortemente legati a un periodo storico che oggi non è più attuale. Nella società del Nuovo Millennio, la sfida è proporre della musica nuova e delle interpretazioni che sappiano valorizzare l&#8217;immenso patrimonio artistico che ci è stato donato dai grandi maestri del passato in una chiave attuale. Bisogna saper trovare una chiave di comunicazione con chi abbiamo davanti e sapere interpretare il tango con rispetto e rigore stilistico. É fondamentale per poter proporre la musica di oggi. Il grande paradosso del tango è che, una volta compresi profondamente i codici, ciò che farai sarà tango; contrariamente, se non farai un percorso di comprensione di questi codici, anche ottimi esecutori che suonano le stesse identiche note delle grandi orchestre, sono molto lontani dal suonare tango. Una parentesi forse polemica, ma chi vuole collegare il tango esclusivamente al periodo de la &#8220;Época de Oro&#8221; e pensa di preservarne così la purezza e lo spirito originale, in realtà a mio parere lo sta uccidendo, lo sta facendo diventare un materiale da museo statico e agonizzante, mentre è necessario che sia vivo e pulsante, attuale.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; Suonare in milonga, mentre le persone ballano, cosa ti dà rispetto al concerto tradizionale?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Nei concerti puoi permetterti più libertà di interpretazione e occuparti solo della musica, le persone che vengono sono aperte e disposte ad ascoltare. Il pubblico vuole che tu esprima la tua visione di musica allo stato puro, ed è pronto ad apprezzarla o magari anche a criticarla, ma ad ogni modo si predispone a concentrare le sue energie nell&#8217;ascolto. Quando invece suono in milonga ci sono diversi fattori da considerare. Per prima cosa c&#8217;è una buona percentuale dei partecipanti che ha interesse solo a ballare e anzi tante volte vede la musica dal vivo come un ostacolo al suo divertimento. Secondariamente nella scelta del repertorio è produttivo inserire dei brani classici, come detto anche arrangiati in maniera personale ma comunque accessibili ai ballerini non professionisti. Bisogna creare un filo di interazione che possa coinvolgere tutti e poi, una volta stabilito questo rapporto fiduciario, cercare di andare più in là, cercare di proporre e trascinare le persone verso un mondo sconosciuto. Quando si riesce a creare quella intensa magia che a un certo punto ti lega a chi ti sta ascoltando, si riesce a oltrepassare il concetto di fruitore e orchestra, ci si proietta dal palco negli abbracci delle persone, e ciò e molto bello. Quando le condizioni lo consentono, amo suonare con un pianoforte a coda in acustico nel centro della pista, dove l&#8217;interazione si fa fortissima e profonda, e ti sembra quasi di guidare negli abbracci tutte le coppie che ti si muovono intorno.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-3192 size-full" src="http://www.cuicomunicazione.com/web/wp-content/uploads/2020/06/fabrizio-mocata-tango-cu_i-comunicazione-umanistica-integrata-tango.jpg" alt="fabrizio mocata tango cu_i comunicazione umanistica integrata tango" width="800" height="533" /></p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; E invece, come descriveresti le diverse esperienze di suonare da solo o accompagnato dai tuoi musicisti?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Sono due sensazioni molto diverse, che esprimono due stati d&#8217;animo che seppur differenti, mi rappresentano. Suonare da solo è libertà, improvvisazione, scelta istantanea e intuito feroce. Sei responsabile al 100% del successo della tua performance, è come partire per un viaggio solitario, dove starà a te trovare gli itinerari giusti per renderlo un&#8217;esperienza memorabile. Suonare in gruppo è una interazione continua e ogni volta diversa. Spesso faccio la mia musica ed essendo il direttore musicale, sono il capitano di una nave dove ciascun membro dell&#8217;equipaggio è scelto e preparato e ha una funzione fondamentale. Bisogna saper valorizzare le individualità di ciascuno e farle rendere al meglio perché la musica sia il meglio possibile, bisogna aiutare chi sbaglia e comprenderlo. In altri casi, quando hai la fortuna di condividere il palco con grandi artisti, devi saperti fare trascinare dal loro messaggio, saperlo condividere, e così potrai acquistarne un po&#8217; che farà parte del tuo bagaglio. Ho avuto l&#8217;onore di collaborare con grandi maestri, non solo nel tango, e l&#8217;approccio più sbagliato è di avere qualcosa da dimostrare. Bisogna essere se stessi, lasciare un canale di comunicazione aperto e farsi condurre. Importantissimo è sempre, e lo consiglio a tutti, l&#8217;ascolto dei musicisti con cui stai suonando indipendentemente che sia un maestro o l&#8217;ultimo degli allievi. La musica è un percorso di condivisione profonda e se non siamo pronti ora ad aiutare e ora ad apprendere non miglioreremo mai la nostra visione e non riusciremo mai ad essere liberi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; <em>Cruzando aguas</em> ti ha portato ad un lavoro pregevole e a riconoscimenti, ma quali mari hai in realtà attraversato?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Il primo mare che ho attraversato è l&#8217;abisso che ognuno ha dentro di sé. Scavalcare l&#8217;oceano per la prima volta è una vertigine ed è davvero indimenticabile il carico di paura, speranze e aspettative che avevo con me stesso. <em>Cruzando Aguas</em> è un lavoro nato dall&#8217;incontro con Fabian Bertero, un grande maestro con cui abbiamo avuto quello che si può definire un &#8220;colpo di fulmine&#8221;. Ci ha fatto incontrare Sandra Luna, altra persona da cui ho imparato moltissimo, e da lì a pochi giorni abbiamo deciso di incidere insieme un CD, e Cruzando Aguas è stato un brano che è arrivato in una intuizione secca, scarna e fortissima. Per motivi logistici abbiamo deciso di farlo a Montevideo, dove il supporto irrinunciabile del produttore Ivan Pantarelli ci ha permesso di realizzare in un solo giorno la registrazione. Ho voluto con me Julio Cobelli, chitarra simbolo dell&#8217;Uruguay, uno dei primi musicisti da cui ho appreso veramente l&#8217;essenza del tango. Con lui il bravissimo contrabbassista Jorge Pi e poi abbiamo aggiunto la percussione di Edgardo Lopez a Buenos Aires. Un lavoro che ha fatto avanti e indietro sul Rio de la Plata per essere poi pubblicato a Buenos Aires da Acqua Records, una etichetta che ha scelto coraggiosamente di seguire il percorso di un italiano nel mondo del tango (Con loro ho pubblicato anche <em>Swango</em>), Il grande salto è stata l&#8217;accoglienza che la mia musica ha avuto nel concerto presso L&#8217;Academia Nacional Del Tango, che ha spinto il presidente Gabriel Soria a invitarmi nel Festival Mundial di Buenos Aires. Le bellissime parole che ci ha regalato testimoniano che la rotta è quella giusta, e anche se l&#8217;approdo è lontano, guardo con fiducia e sempre con meno paura al futuro.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; La tua ironia, in quale composizione si rivela di più?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Probabilmente in <em>Charlestonga</em>, brano dal cd <em>Swango</em> in cui ho voluto mischiare il Charleston e la Milonga in un ritmo semplicemente indefinibile. Oppure anche l&#8217;improbabile omaggio a Mozart con la <em>Milonga a la Turca</em> sempre nello stesso album.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; &#8230; e la tua malinconia?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Sicuramente <em>Cruzando Aguas</em>, dedicato a mio zio Saverio Safina, scomparso 10 anni fa. Mio zio era una persona veramente speciale, sapeva guardare il futuro in una maniera unica, un vero visionario. Ricordo solo un aneddoto che lo rappresenta. Nel 2003 mi disse che la tecnologia del futuro sarebbe stato il wi-fi e l&#8217;internet libero e gratuito (senza dilungarsi in troppe spiegazioni). Per quanto mi riguarda avevo da poco fatto la mia prima e-mail e non avevo un pc, la controllavo all&#8217;università.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; Quale aspetto del &#8220;tango&#8221; ti manca di più quando sei lontano dai tuoi paesi di adozione?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Mi manca tante volte il fatto che ci si possa riunire a casa, nel bar, suonare e cantare tango senza fine. Di poterlo trovare in ogni angolo, in qualsiasi condizione sociale e culturale. Per esempio passi davanti a un meccanico e senti Polaco Goyeneche cantare. Mi manca il fatto che sia una musica d&#8217;uso, quotidiana, invece di essere, come succede spesso in Italia, inscatolata in convenzioni, eventi. Odio l&#8217;idea che si facciano delle liste, che si scelga chi partecipi a un evento o meno, che si creino dei gruppi delle fazioni. Mi sembra una cosa totalmente fuori luogo, considerando che il vero arricchimento è la condivisione. L&#8217;unico codice che bisogna sempre rispettare è quello del rispetto per gli altri, e per me è una condizione fondamentale.</p>
<p><strong>cu_i</strong> &#8211; Come ami bere di più il mate? Possiamo chiedertelo?<br />
<strong>Mocata</strong> &#8211; Qui per me è un rito solitario, mentre spesso mi piace condividerlo in Argentina o Uruguay (che tra l&#8217;altro hanno anche due culture differenti al merito). Un giorno magari vi invito a berne uno con me.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="snvdshc"><div class="synved-box-message synved-box-info">Per informazioni sulle Lezioni a casa con Fabrizio Mocata. Musicalità nel tango per ballerini e musicisti. <b>15, 22, 29 giugno 2020</b> visita <a href="http://www.centroavalon.it/lezioni-a-casa-con-fabrizio-mocata-musicalita-nel-tango-per-ballerini-e-musicisti-15-22-29-giugno-2020/" target="_blank">www.centroavalon.it </a>oppure chiama Silvia Torrieri al 349/7328773 </div></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #808080;"><strong><em>Charlestonga</em></strong></span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #808080;"><em><strong>Cruzando Aguas</strong></em></span></p>
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		<title>Ballate per uomini e bestie: il battesimo del 25 maggio &#8211; castello di Sermoneta</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 13:38:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[foto di Simone Cecchetti (https://www.simonececchetti.com) post facebook Il 25 maggio, data importante per la biografia di cu_i, abbiamo fatto festa partecipando ad un’altra ricorrenza: la prima del nuovo tour di Vinicio Capossela: Ballate per uomini e bestie, dedicato all’ultimo lavoro in studio, di recente pubblicazione. Il concerto è stato definito in apertura dallo stesso Capossela come&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">foto di <a href="https://www.facebook.com/simonececchetti" target="_blank">Simone Cecchetti</a> (<a href="http://www.simonececchetti.com" target="_blank">https://www.simonececchetti.com</a>)</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10157110571929590&amp;set=a.10153483784004590&amp;type=3&amp;theater" target="_blank">post facebook</a></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><b></b>Il 25 maggio, data importante per la biografia di cu_i, abbiamo fatto festa partecipando ad un’altra ricorrenza: la prima del nuovo tour di Vinicio Capossela: <i>Ballate per uomini e bestie</i>, dedicato all’ultimo lavoro in studio, di recente pubblicazione.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Il concerto è stato definito in apertura dallo stesso Capossela come ‘battesimo” e il riferimento, che sembrava soltanto letterale, si è precisato ed approfondito nelle sue risonanze nel corso della serata mentre si andava manifestando in ondate sonore ed emotive la densità di contenuti dell’ultima opera caposseliana: di battesimo si è trattato per il pubblico, bagnato con intensità variabile ma costante dalla pioggia; battesimo è stato per i musicisti, nel primo passaggio dallo studio al live di quello che, già a caldo, è apparso come uno dei capolavori dell’opera dell’artista. Battesimo con l’acqua di pioggia di cui poco ci siamo accorti mentre andavamo partecipando all’epifania del sacro immanente &#8211; per usare l’espressione spesa da Vinicio in una delle brevi ed emozionate introduzioni ai pezzi &#8211; che si è reso concreto nel contesto del perfetto ricettacolo di Sermoneta, rimbalzato dalle pietre antiche del Castello.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Il viaggio musicale lungo le tracce dell’album ha evocato intorno a mura e persone la notte magica del santo protettore degli animali: il già Santo Nicola e da oggi pure Santo Antonio Capossela ha intercettato nei testi e nelle composizioni musicali la meraviglia della parola che si trasferisce da uomo ad animale, unendo uomini e bestie in ballate dove il legame sacro con la terra, la bestialità dell’Uro, del Porco e del lupo mannaro, che richiama quella dello sfaccettato totem delle trasmutazioni della “Cupa”, serve a “lasciare il reale per entrare nel vero”, come ripetuto dal nostro.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">La verità sollecita risposte, sempre: quella di stanotte è stata plasticamente raffigurata dal pubblico impermeabile e trafitto nel cortile del castrum dai fulgori della parola autentica. La danza della lumaca con cui l’artista ha concluso, nel silenzio delle parole e della musica, il pezzo che chiude il cerchio delle trasmutazioni bestialmente poetiche dell’album, è stato il suggello di quanto solo può avere luogo nel consenso unanime di tutti i presenti al rito battesimale, strumenti musicali e canali digitali inclusi. Se la verità è piena i riferimenti simbolici prendono vita da ogni scintilla: tutto animale, tutto anima.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Resi saggi dal manifesto de <i>La peste</i>, uscendo dalla celebrazione poetica di cui conserviamo vivo il privilegio della memoria<span class="s1">,</span> a beneficio dei consueti untori del banale vale ricordare che la prova vocale è stata impeccabile, che l’ensemble dei suonatori, potenziato e integrato di sostanza neo-medievale, ha costruito, sull’intelaiatura &#8211; anche musicale &#8211;<span class="Apple-converted-space">  </span>predisposta dal direttore Capossela, una performance live (supportata dall’ottimo lavoro di Gohara, solido almeno quanto le mura perimetrali che cingevano il nucleo sonoro), che si è imposta come viatico, fin dalle prime note, del miracolo antropomorfo di S. Antonio.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Eppure questo non basterebbe ad usare la parola capolavoro, vista la qualità costante che imperversa nell’arcipelago della produzione caposseliana. Si potrebbe circoscrivere la cosa alla realizzazione di un ottimo live, quell’alchimia che a volte i frequentatori di artistici “sponsalizi” live sanno di stare vivendo per buona sorte, congiuntura stellare, sospensione della legge inesorabile del karma: la serata perfetta, l’evento singolo che non suonerà come tutti gli altri del tour. Ma c’è altro. C’è, al centro del progetto, un artista capace di auto-citarsi non in ossequio all’ego ma come tributo di (appunto) verità ermeneutica verso il proprio percorso. Ritroviamo allora le orme sonore che ci hanno conformato orecchie e sentimenti a partire dal salto nell’ulteriore artistico de <i>Canzoni a manovella</i>, e poi <i>Da solo</i>, <i>Marinai profeti e balene</i>, <i>Rebetiko Gimnastas</i>, <i>Canzoni della Cupa</i> (quest’ultimo in un legame ancora più inscindibile con il presente lavoro, di cui rappresenta quasi una volatile quintessenza, distillata nell’ubriacante bellezza delle <i>Ballate</i>). Le ritroviamo, insieme ad un testo che si è condensato nell’essenziale della sintesi poetica, dove ogni parola appare necessaria alla consonanza del tutto che ci fa vibrare, piangere come quelli che, è il caso di dire, non aspettano la pioggia per farlo, ma invece la pioggia era vera e le lacrime pure. E gli stessi che hanno descritto in termini sostanzialmente involutivi il percorso artistico di Capossela, parlando prima di dispersione nell’autoreferenzialità, poi di una sorta di delirio che si allontanava dalle ‘belle canzoni’ per raffigurare uno sgangherato paese dei balocchi descritto più o meno in maniera paradossale (infantilismo di ritorno da crisi dei 50 raccordato con un’astuta e persistente operazione commerciale), dovranno fare i conti con un prodotto artistico che si raccorda, nella potenza della parola, nell’incontro con la musica, nel riferimento a santi e poveri cristi, ad un’altra buona novella, cara a chi ha amato il genio e la qualità espressi, talvolta, nel panorama della musica cantautoriale italiana, segnando un ulteriore punto di crescita e di approfondimento della poetica e della produzione di Vinicio.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">E se il riferimento alla realtà attuale si fa stringente, è solo perché la realtà si fa stretta rispetto al vero.</p>
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		<title>Officina Aperta 2018 sulla rivista specializzata Hephaistos</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 10:57:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[articolo pubblicato sull’autorevole rivista tedesca Hephaistos, EDITION ALLGÄU, Immenstadt – Werdenstein, gennaio 2019 Hephaistos &#8211; Internationale Zeitschrift für Metallgestalter, è una rivista specializzata che sostiene i fabbri artigiani di tutto il mondo nel loro lavoro quotidiano nel laboratorio mostrando opere pratiche e artistiche dei fabbri artistici grazie alle foto di alta qualità, fornendo informazioni su&#8230;]]></description>
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<p>Hephaistos &#8211; Internationale Zeitschrift für Metallgestalter, è una rivista specializzata che sostiene i fabbri artigiani di tutto il mondo nel loro lavoro quotidiano nel laboratorio mostrando opere pratiche e artistiche dei fabbri artistici grazie alle foto di alta qualità, fornendo informazioni su progetti e opere, collegando i fabbri per diffondere conoscenze e suggerimenti, spiegando il mestiere e l&#8217;artigianato, presentando capacità, stile e storie dei singoli fabbri. Antonello Rizzo artista e editore, collabora con la prestigiosa casa editrice tedesca &#8220;Hephaistos&#8221; con l&#8217;incarico di corrispondente estero per l&#8217;Italia e distributore nazionale della collana di libri &#8220;Metall Design International&#8221;.</p>
<p>Testo tradotto:<br />
<em>Officina Aperta<br />
Guardiagrele (CH) 3, 4 Novembre 2018</em><br />
Ai piedi della Majella, precisamente a Guardiagrele (Ch) è attivo un laboratorio di forgiatura del metallo gestito dal tedesco Georg Reinking che, oltre ad essere un abile artigiano del ferro ha una spiccata sensibilità per l’Arte. Con tali presupposti, ha deciso di dare vita ad un evento artistico in cui sono presenti diverse discipline artigiane: legno, pietra, ferro, argilla…<br />
A fare ciò è stato aiutato da Walter Zuccarini, scultore e artigiano cofondatore de La “Casa per le Arti”, da “cu_i comunicazione umanistica integrata” e dalla “Filiera dell’Arte”. Hanno così organizzato un Workshop gratuito in cui per due giorni si sono susseguiti brevi corsi di varie discipline in cui gli iscritti hanno potuto toccare, manipolare, creare oggetti partendo dalla materia grezza.<br />
Scopo della manifestazione è stato quello di sensibilizzare adulti e bambini sull’importanza della conoscenza, far capire cosa c’è dietro ad un manufatto, i sacrifici, la dedizione che bisogna dedicare a qualsiasi oggetto si voglia realizzare che non sia un prodotto seriale realizzato da macchine. In particolare, la Casa per le Arti ha manifestato il proprio progetto che condivido interamente e che è qui spiegato:<br />
L’officina è una finestra aperta per mostrare la bellezza che può scaturire riconoscendo, sviluppando e coltivando il proprio talento, per indicare che arte e artigianato non sono ambiti separati, che l’incontro, il confronto, la collaborazione e la condivisione sono la vera, unica ricchezza, che nuove modalità di relazione sociale e di esistenza non sono solo possibili ma necessarie per i nuovi tempi che ci aspettano. I tempi delle “reti”, delle nuove comunità collegate fra loro da fili sottili e invisibili, oltre l’ego per un Nuovo Umanesimo, per soddisfare il bisogno di abitare poeticamente il pianeta che ci ospita osservando la Natura e imparando le sue leggi, e nutrire la nostra sfera spirituale. Perché non si vive di solo pane.</p>
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		<title>The prisoner di Peter Brook. Di nuovo il teatro scuola di vita</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 23:46:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Assistere alla prima nazionale in Italia di <em>The Prisoner, </em>ultimo spettacolo di Peter Brook diretto insieme a Marie-Hèlène Estienne, ha significato trovarsi per poco più di un’ora di fronte alla rappresentazione della Verità. Dell’oggettività più assoluta dell’essere Uomo con le sue libertà e le sue prigioni e a quella di un Teatro di Vita che sa rinunciare ad ogni orpello stilistico, ad ogni cliché artistico, a favore dell’essenzialità e della scarnezza della durezza della vita.  Vivere la propria prigione interiore significa lasciare spazio all’inizio di un nuovo percorso in cui — si presuppone — l’uomo, possa trovare se stesso.</p>
<p>La polvere alzata sul palcoscenico dallo scotimento della coperta e messa in evidenza dalle luci sceniche ci porta senza dubbi nella foresta; i pochi gesti sono minuziosamente scelti per trasferirci nel mondo interiore dei singoli personaggi; la comparsa, solo attraverso un espediente recitativo, di un animale della collina, per rendere la superbia dell’uomo. Ogni singola battuta, ogni gesto sono semplici e densi allo stesso tempo; diretti alla domanda successiva. È uno scorrere continuo di interrogativi sulla condizione umana che quasi sempre si condanna da sola e preclude a se stessa la redenzione. La giustizia diventa l’espediente per dividere i giusti da coloro che hanno colpe, senza attraversare il dolore,  senza vivere un sacrificio dell’anima che può garantire una nuova condizione di apertura alla vita.</p>
<p>Spesso “restare” può voler dire non fuggire da una propria condizione interiore che ci imprigiona anche quando le condizioni esterne cambiano. Il viandante, alla ricerca di risposte che possano sanare una condizione di disordine interiore, cercherà al ritorno, le stesse risposte, ma sarà messo nella condizione di trovare un modo nuovo per fare fronte alla propria condizione di prigionero. L’esempio di Mavuso, la resistenza piena di sofferenza espressa dal suo sguardo, pone il viandante nella consapevolezza per cui, interrogare senza interrogarsi, è inutile. Quello sguardo procura un silenzio reverenziale verso la prigione che può essere espugnata solo se osservata profondamente, con costanza e umiltà.</p>
<p>Quattro attori ci mettono di fronte ai caratteri umani e ai diversi modi dell’uomo di affrontare la vita. Ezechiele, personaggio che incarna fedelmente il ruolo e la statura del profeta, ci porta la speranza del Dio in noi e di nuovo il messaggio della possibilità che l’uomo possa in ogni caso superare l’errore in nome della sua rinascita.</p>
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		<title>Conclusa la retrospettiva del Teatro Simurgh: una tre giorni di arte, cultura, comunità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 16:12:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 5 agosto è stato rappresentato lo spettacolo conclusivo della tre giorni organizzata da cu_i per la prima retrospettiva del Teatro Simurgh in Italia, in terra d&#8217;Abruzzo, dove la compagnia ha fatto rientro dopo 20 anni di ricerca e lavoro in diversi paesi del Sud America, ricongiungendosi alle origini di uno dei due fondatori, Fiore Zulli.&#8230;]]></description>
	    





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                        <p style="display: none;" class="id">55</p>
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                        <p style="display: none;" class="id">56</p>
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                        <p style="display: none;" class="id">57</p>
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                        <p style="display: none;" class="id">58</p>
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                        <p style="display: none;" class="id">59</p>
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                        <p style="display: none;" class="id">60</p>
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                            </div>
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                        <p style="display: none;" class="id">50</p>
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                            </div>
                                                </div>	
                                        <div class="element_6 portfolio-lightbox   " tabindex="0" data-symbol="" data-category="alkaline-earth">
                        <p style="display: none;" class="id">51</p>
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                            </div>
                                                </div>	
                    
            <div style="clear:both;"></div>
        </div>

    
</section>

<script>
jQuery(function(){
    
var defaultBlockWidth=275;
    
    var $container = jQuery('#huge_it_portfolio_container_6');
    
    
      // add randomish size classes
      $container.find('.element_6').each(function(){
        var $this = jQuery(this),
            number = parseInt( $this.find('.number').text(), 10 );
			//alert(number);
        if ( number % 7 % 2 === 1 ) {
          $this.addClass('width2');
        }
        if ( number % 3 === 0 ) {
          $this.addClass('height2');
        }
      });
    
    $container.hugeitmicro({
      itemSelector : '.element_6',
      masonry : {
        columnWidth : 275+20+0      },
      masonryHorizontal : {
        rowHeight: 300+20
      },
      cellsByRow : {
        columnWidth : 300+20,
        rowHeight : 240
      },
      cellsByColumn : {
        columnWidth : 300+20,
        rowHeight : 240
      },
      getSortData : {
        symbol : function( $elem ) {
          return $elem.attr('data-symbol');
        },
        category : function( $elem ) {
          return $elem.attr('data-category');
        },
        number : function( $elem ) {
          return parseInt( $elem.find('.number').text(), 10 );
        },
        weight : function( $elem ) {
          return parseFloat( $elem.find('.weight').text().replace( /[\(\)]/g, '') );
        },
        id : function ( $elem ) {
          return $elem.find('.id').text();
        }
      }
    });
    
    
      var $optionSets = jQuery('#huge_it_portfolio_options_6 .option-set'),
          $optionLinks = $optionSets.find('a');

      $optionLinks.click(function(){
        var $this = jQuery(this);

        if ( $this.hasClass('selected') ) {
          return false;
        }
        var $optionSet = $this.parents('.option-set');
        $optionSet.find('.selected').removeClass('selected');
        $this.addClass('selected');
  

        var options = {},
            key = $optionSet.attr('data-option-key'),
            value = $this.attr('data-option-value');

        value = value === 'false' ? false : value;
        options[ key ] = value;
        if ( key === 'layoutMode' && typeof changeLayoutMode === 'function' ) {

          changeLayoutMode( $this, options )
        } else {

          $container.hugeitmicro( options );
        }
        
        return false;
      });


    

      var isHorizontal = false;
      function changeLayoutMode( $link, options ) {
        var wasHorizontal = isHorizontal;
        isHorizontal = $link.hasClass('horizontal');

        if ( wasHorizontal !== isHorizontal ) {

          var style = isHorizontal ? 
            { height: '75%', width: $container.width() } : 
            { width: 'auto' };

          $container.filter(':animated').stop();

          $container.addClass('no-transition').css( style );
          setTimeout(function(){
            $container.removeClass('no-transition').hugeitmicro( options );
          }, 100 )
        } else {
          $container.hugeitmicro( options );
        }
      }


    

      $container.delegate('.default-block_6', 'click', function(){
          var strheight=0;
          jQuery(this).parents('.element_6').find('.wd-portfolio-panel_6 > div').each(function(){
                strheight+=jQuery(this).outerHeight()+10;
                //alert(strheight);
          })
          strheight+=45;
	  			if(jQuery(this).parents('.element_6').hasClass("large")){
			jQuery(this).parents('.element_6').animate({
				height: "45px"
			}, 300, function() {
				jQuery(this).removeClass('large');
				$container.hugeitmicro('reLayout');
			});
			
			jQuery(this).parents('.element_6').removeClass("active");
			return false;
		}
		
	
		jQuery(this).parents('.element_6').css({height:strheight});
		jQuery(this).parents('.element_6').addClass('large');

		$container.hugeitmicro('reLayout');
		jQuery(this).parents('.element_6').css({height:"45px"});		 
		 
		//alert(strheight);
		 
		 jQuery(this).parents('.element_6').animate({
			height:strheight+"px",
		  }, 300,function(){	$container.hugeitmicro('reLayout');});
	});

    var $sortBy =  jQuery('#huge_it_portfolio_content_6 #sort-by');
    jQuery('#huge_it_portfolio_content_6 #shuffle a').click(function(){
      $container.hugeitmicro('shuffle');
      $sortBy.find('.selected').removeClass('selected');
      $sortBy.find('[data-option-value="random"]').addClass('selected');
      return false;
    });
    
    ////filteringgggggg

        // bind filter on select change
        jQuery(document).ready(function(){
            jQuery('#huge_it_portfolio_filters_6 ul li').click(function() {
              // get filter value from option value
              var filterValue = jQuery(this).attr('rel');
              // use filterFn if matches value
              filterValue = filterValue;//filterFns[ filterValue ] || 
              $container.hugeitmicro({ filter: filterValue });
            });
                                     var topmargin = jQuery("#huge_it_portfolio_options_6").height();
                         jQuery("#huge_it_portfolio_filters_6").css({'margin-top':'5px'});
                        });
        
        jQuery(window).load(function(){

            $container.hugeitmicro({ filter: '*' });
        });

  });
</script>
   
	
      
<p style="text-align: justify;">Sabato 5 agosto è stato rappresentato lo spettacolo conclusivo della tre giorni organizzata da cu_i per la prima retrospettiva del Teatro Simurgh in Italia, in terra d&#8217;Abruzzo, dove la compagnia ha fatto rientro dopo 20 anni di ricerca e lavoro in diversi paesi del Sud America, ricongiungendosi alle origini di uno dei due fondatori, Fiore Zulli.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questo motivo, il contesto territoriale è stato un riferimento fondamentale, nel concepire ed organizzare la rassegna, a partire dall&#8217;incontro con il luogo in cui si è svolta la retrospettiva, il Teatro due pini, uno spazio incantevole, nello splendido borgo storico di San Vito Chietino (CH), che inquadra dagli scaloni del suo anfiteatro e dall&#8217;arco che conchiude lo spazio scenico un orizzonte ampio di cielo e di mare che ci ha regalato respiro per immaginare, odori e colori che hanno partecipato come presenza viva ai tre giorni dell&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo della rassegna, che ha visto il pubblico partecipare in maniera crescente nelle tre giornate, fino al tutto esaurito della serata conclusiva, è stato per noi una conferma importante delle coordinate che orientano il nostro lavoro, e che possiamo riassumere nell&#8217;incontro tra proposte artistiche e culturali di qualità e risorse territoriali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte del Teatro Simurgh porta agli spettatori la qualità e la capacità di comunicazione maturate in una ricerca, tuttora in divenire, che in 20 anni di esperienza, citando le parole dei fondatori della compagnia, Fiore Zulli e Carla Robertson, ha costantemente posto gli attori nel &#8216;pericolo&#8217; di affidare esclusivamente alla loro capacità di proporre un&#8217;arte vivente e tangibile la creazione di uno spazio fisico e immaginativo in cui attori e spettatori entrano in contatto e costruiscono la rappresentazione, in uno scambio creativo tra azione e fruizione. Scegliere il rischio di luoghi e contesti in cui il teatro non si consuma come ritualità codificata (pensiamo alle geografie lontane, anche antropologicamente e sociologicamente, dei villaggi indigeni del Sud America, o alla geografia fantastica e immediata che viene disegnata dagli occhi dei bambini di ogni parte del mondo) e quindi non obbliga all&#8217;adempimento del &#8216;ruolo&#8217; dello spettatore, uno status che spesso, nella nostra società, vive soltanto del suo stesso apparire nei luoghi e contesti deputati alla fruizione artistica, significa concretamente che lo spettatore, se non sente accadere niente che lo lega all&#8217;azione scenica, decide di non esserci, di non partecipare. Questo é il senso del Teatro che ci viene restituito da Carla e Fiore, e che si estende alla dimensione qualitativa di cultura e arte che stiamo cercando di realizzare nei contesti territoriali, l&#8217;intenzione, in estrema sintesi, di capovolgere il paradosso in cui la fruizione culturale si sta sempre più frequentemente consumando: &#8220;non capisco, magari mi annoio, quindi sono sicuro di essere fruitore di cultura e arte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come il teatro vivo si correla allo spettatore, in maniera essenziale, così questa nostra intenzione programmatica si collega al contesto territoriale: siamo convinti infatti che il piccolo borgo, nello specifico, possa essere la chiave di volta per proporre e disseminare eventi culturali in grado di attrarre persone interessate, di costruire rete con le amministrazioni ed i soggetti locali che si occupano di cultura, di correlarsi ad altre nuclei propulsivi che stanno cercando di porre in essere un&#8217;azione culturale che si muove in maniera analoga. Questo é successo già la scorsa estate in occasione del workshop e degli spettacoli organizzati nel piccolo borgo di Montone, nel teramano; questo è successo in questa retrospettiva, con un riscontro che ci ha colpiti ancora di più visto che l&#8217;evento non era inserito in un festival dalla storia lunga e prestigiosa come il festival di Montone ma mirava ad essere, di per sè un piccolo festival di tre serate dedicate al Teatro della Compagnia Teatro Simurgh, con una significativa selezione di spettacoli che hanno restituito la vibrazione multiforme e toccante delle diverse corde della sua arte,</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;organizzazione della retrospettiva ha incontrato, nell&#8217;apertura e nell&#8217;entusiasmo della giovane amministrazione di San Vito Chietino, una interlocuzione fondamentale che ha sposato l&#8217;evento nelle sue motivazioni profonde, come è stato evidente nella partecipazione del consigliere con delega alla Cultura, Sandro De Nobile, che ha introdotto dal palco, in rappresentanza del Comune, le tre serate, con parole di vivo coinvolgimento e penetrazione del senso dell&#8217;iniziativa, tutt&#8217;altro rispetto al &#8216;saluto delle istituzioni&#8217; che possiamo ascrivere, come per il &#8216;ruolo&#8217; di spettatore, ad una ritualistica del &#8216;fatto culturale&#8217; che stiamo cercando di contribuire ad oltrepassare.</p>
<p style="text-align: justify;">In cammino, sempre più motivati, per questa strada, ringraziamo i nostri compagni di viaggio, e invitiamo tutti ai prossimi appuntamenti artistici e culturali in programma per questo autunno.</p>
<p style="text-align: justify;">A presto.</p>
<p style="text-align: justify;">Zaira, Marco</p>
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		<title>il Sapere esoterico dei Rosacroce</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 22:00:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">[<a title="link a Libero Libro - Claire Clairmont di Marco Tornar" href="https://issuu.com/vario/docs/vario_70" target="_blank">Marco Tornar, in Vario, n. 70, ottobre-novembre 2009, p. 86</a>]</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="  wp-image-985 alignleft" src="http://www.cuicomunicazione.com/web/wp-content/uploads/2015/04/sapere-esoterico-rosacroce-zaira-fusco.jpg" alt="" width="315" height="447" /></p>
<p style="text-align: justify;">A chi desidera leggere qualcosa di autentico e valido, anche l&#8217;opera di un&#8217;esordiente, purché alla profondità e allo scrupolo della ricerca si associ una consapevolezza stilistica, consigliamo senz&#8217;altro il saggio di Zaira Fusco “Il sapere esoterico dei Rosacroce” (Om Edizioni, pp. 231, euro 20). Un tema altamente sensibile, è il caso di dire – e non soltanto perché la celebre confraternita fece dell&#8217;invisibilità, dell&#8217;imprendibilità, il proprio statuto. Studiosi contemporanei quali Paul Arnold e Frances A. Yeates hanno definitivamente enucleato il valore di questa enigmatica entità storica, sgombrando il campo da numerosi pregiudizi dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte – quella di chi arrivava al punto di dichiararsene affiliato, e quella di chi cercava di liquidarla col più sbrigativo dileggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose tutto sembrerebbe risolto. E invece no. Lo si voglia o meno, la Rosacroce è tuttora una stella buia, un buco nero anche quando ci si affida ad aperte e democratiche sistemazioni esegetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">“Essi restarono effettivamente invisibili, di là dal mito che li prese a soggetto”, è la deduzione tutt&#8217;altro che lapalissiana di un autore italiano di cui preferiamo tacere il nome. Ogni segreto crea tensione – si immagini allora quale scatenamento, quale maelstrom dell&#8217;esperienza conoscitiva spalanchino la letteratura esoterica e quell&#8217;ermetismo da cui il rosacrocianesimo fu influenzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Con raffinata competenza e munita del raro dono della levità Zaira Fusco ha saputo affrontare un patrimonio culturale sterminato e incandescente, per delineare un fascinoso viaggio, com&#8217;è ben detto nella quarta, dentro un passato che irrora inaspettatamente il nostro stesso contemporaneo. Chi erano Christian Rosenkreutz, Johann Valentin Andreae? Le bellissime pagine iniziali dedicate ai simboli della rosa e della croce, alle connessioni tra Oriente e Occidente, alla medievale vibrazione tra natura e Cristo, e dove spicca l&#8217;incanto dell&#8217;unicorno, davvero fungono da “scrigno dove il mito continua a vivere”, come la Fusco scrive riguardo alla rilettura di testi classici e arabi nel corso dell&#8217;evoluzione filosofica e scientifica. Dunque la pista seguita è a tutti gli effetti moderna, oggettiva, saldamente legata ai criteri della verifica e del riscontro? Guenon, “metafisico” autore novecentesco, che moderno proprio non lo è, legittima il viaggio dell&#8217;autrice almeno tanto quanto i più consolidati e razionali Yeates e Arnold. La peculiarità della Fusco è in questo delicato compito di bilanciare i rapporti, di alchimizzare, di muoversi con intelligenza tra fonti spirituali e mondane – a tutto vantaggio di una piena fruibilità e scorrevolezza testuale. Non è poco non incorrere nell&#8217;errore critico in cui sono caduti tanti ostinati nello scambiare gli Invisibili per un bersaglio. Ma perché? La stessa solidarietà non è forse di marca rosacrociana?</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo togliere al lettore il piacere di scoprire da solo chi fossero il seicentesco scrittore Andreae e il suo personaggio, o meglio il suo fantasma immortale, Rosenkreutz. Il che non impedisce la constatazione che il cuore del libro, i capitoli affidati alla ricomposizione degli accadimenti seguiti alla pubblicazione, tra il 1614 e il 1616, dei tre testi anonimi di Kassel e Strasburgo, e all&#8217;apparizione dei misteriosi volantini nelle strade di Parigi, sette anni dopo – così come le puntuali analisi della Monade geroglifica e di una figura strategica come l&#8217;elettore palatino Federico V – siano di mirabile fattura. A ciascuna delle sette giornate delle “Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”, l&#8217;anonimo romanzo di Strasburgo, la Fusco assegna una parafrasi preziosa per quanti intendano accostarsi ai prodigi dell&#8217;alchimia letteraria, considerando anche che il testo-chiave della Yeates, “L&#8217;illuminismo dei Rosacroce”, citato più volte dall&#8217;autrice pescarese, da anni è irreperibile in traduzione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i vari meriti del libro, a suffragare una possibile plasticità esoterica, le pagine sull&#8217;Hortus palatinus e soprattutto sulla Porta Magica di Roma, che basta solo andare a vedere per convenire quantomeno che la Quarta Monarchia rosacrociana non avrebbe permesso un degrado simile – e tuttavia: “Il nostro figlio morto vive, torna Re dal fuoco e gode delle occulte nozze”, ne traduce la Fusco l&#8217;ultima delle iscrizioni iniziatiche. E tra noi ci sono “figli regali”, discendenze di siffatte nozze? Personalmente riteniamo che proporre a tanti bravi intellettuali nostrani un ripensamento sul Libero Arbitrio equivarrebbe a impedire al cliente di un supermercato di approfittare delle offerte sui generi alimentari. Non per ciò sono meno convincenti i capitoli finali sulla relazione con l&#8217;arte contemporanea, anzi sono l&#8217;esito naturale, il canto del cigno – e del serpentario, chi leggerà capirà – di quella levità di tratto – non leggerezza – propria della vivace penna della Fusco. L&#8217;idea di libertà evocata dall&#8217;autrice è jaspersiana, ha spessore teologico: “La lotta tra scienza e fede da sempre in atto si risolve nel superamento del dogmatismo religioso contingente e nell&#8217;affermazione di una libertà dell&#8217;uomo connaturata al suo essere nel mondo. L&#8217;uomo sceglie la sua direzione e si avvale della sua possibilità di comunicazione. Proprio a causa della natura umana è innata la sua vocazione alla ricerca del Dio che gli assomiglia poiché l&#8217;ha creato”. L&#8217;intero “Sapere esoterico dei Rosacroce” è corredato da una splendida iconografia curata anch&#8217;essa dalla Fusco. Si possono ammirare arcani emblemi e simboli di difficile reperibilità – un sapiente contrappunto all&#8217;invisibile – specie in chiusura con le suggestive riproduzioni di rare opere fin de siecle. Auratiche. Il Novecento avrebbe potuto avere tutt&#8217;altro destino.</p>
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