In quest’epoca di rapide estinzioni di attività umane fondate su una manualità di tipo artigianale, i
valori del lavoro, dell’economia, dell’educazione spirituale e dell’intera convivenza armonica dei popoli, stanno cadendo nel caos dell’oblio. Come conseguenza di questa mancanza di sapere manuale – da sempre strumento di meditazione nell’esoterismo di tutte le tradizioni – anche l’arte sta perdendo sempre più velocemente la sua primordiale funzione di occhio aperto all’invisibile, come veicolo che ci traghetta dall’illusione della vanità mondana, al mondo reale della moralità oggettiva che regge la vita interiore dell’essere umano in armonia. In altre parole si sta perdendo quel rapporto cosciente tra artista e artigiano che nel mondo antico veniva percepito come identità fondamentale dell’atto creativo.
Appare necessario dunque riprendere coscienza dell’essenza artigianale di tutte le arti, e allo stesso tempo rimettersi in cerca di un lavoro creativo in cui, nella tensione verso il raggiungimento dell’opera perfetta, siano implicite la cancellazione e l’invisibilità della mano che ha compiuto il lavoro, secondo una concezione già diffusa in epoche passate, che vedeva nelle opere d’arte dei grandi maestri l’intervento di una mano divina piuttosto che umana.